Il falso nelle icone

di Chiara Belletti

 

Icone vere, icone false

I labili confini tra vero e falso

Tra le due categorie, quella del “vero” e quella del “falso”, ci sono tante casistiche e sfaccettature, dovute alla storia ed ai contesti in cui le icone ‘cosiddette false’ sono state prodotte.

Crediamo che il disegno, basato sull’insiemistica, renda bene la questione: all’intero dell’insieme definito autentico religioso troviamo il sottoinsieme delle icone autentiche che al suo interno ospita la categoria delle vrezka. Due insiemi a sé sono costituiti dai falsi storici e dalle icone ridipinte o molto restaurate. La categoria delle icone false ingenue (con al suo interno la variante delle icone eseguite in stile miniaturistico) talvolta si sovrappone a quella delle icone false creando un sottoinsieme mobile in cui le due categorie si confondono.

Originale come “autentico” religioso

Il credente ortodosso ammette come autentica qualsiasi icona che rechi i titoli e le iscrizioni corrette e che riproduca correttamente l’immagine di Dio, di Gesù, della Madre di Dio, dei Profeti, dei Patriarchi e dei Santi così come quelle raffiguranti qualsiasi episodio religioso. Non importano materiali o tecniche utilizzate.


Icona stampata su latta
 verniciata con olifa
XX secolo

 

Icone autentiche

Il mercato antiquario serio e colto considera autentiche tutte le icone che rispondono a certi requisiti di qualità e possibilmente siano state prodotte prima del 1917, cioè in un periodo in cui la Russia viveva ancora in un clima religioso.

Vrezka

Dalla metà del XVII secolo crebbe la tendenza a rinnovare le icone nel nuovo stile dell’epoca in corso. Accadeva così che si aggiungessero dettagli più moderni ad una opera più antica.
In particolare nel XVIII-XIX secolo si diffuse la pratica di trasferire completamente o di inglobare parti di icone antiche prossime ormai al degrado totale su tavole nuove. Vrezka [врeзка] viene dal corrispondente verbo russo che vuol dire “incastrare, inserire”. Non di rado, la parte antica viene contornata da figure nello stile più moderno, contemporaneo al pittore.
Ne è un esempio la nostra icona n. 822, la cui parte centrale risale alla seconda metà del XVIII secolo, ma è contornata da una cornice del tardo XIX secolo.

Icona su tavola
Russia – Jaroslavl’ (?) 
seconda metà del XVIII secolo 
cm 31,4 x 25,0 
icona n. 822

Falsi storici

Per falso storico intendiamo una icona che già nel XVIII-XIX secolo riproduceva uno stile più antico.
Nella seconda metà del XVIII secolo in Europa cominciavano a nascere tendenze nazionalistiche, si andava alla ricerca delle proprie origini, si gettavano le basi del romanticismo. Anche a Mosca e a San Pietroburgo questo sentimento era particolarmente vivo e si cercavano le tracce dell’origine della cultura russa nelle icone antecedenti Pietro il Grande; in particolare a Mosca questo movimento raggiunse il suo apice intorno al 1830-1840, mentre San Pietroburgo era più influenzata dal rococò e dal classicismo.
Inoltre, verso la metà del XIX secolo i Vecchi Credenti ricchi raccoglievano icone risalenti a prima della riforma del patriarca Nikon. Le icone richieste dai collezionisti erano cercate, restaurate e vendute da restauratori di botteghe famose; così faceva G. O. Cirikov (1882-1936) che aveva un atelier a Mosca ed era considerato anche uno tra i migliori, se non il migliore, pittore di icone dell’epoca. Gli fu anche affidato l’importante incarico di restaurare la celebre Madre di Dio di Vladimir nel primo decennio del 1900.
I prezzi delle icone prima della rivoluzione erano piuttosto alti, la domanda di pezzi antichi anche e questo fece sì che si cominciassero a copiare e a riprodurre icone antiche.
Una vasta produzione di icone, che oggi definiamo falsi storici, nacque come semplice copia per soddisfare la fame di quei collezionisti che non potevano accedere alle icone originali. Molti di questi falsi storici, dopo essere stati poi successivamente immessi sul mercato antiquario internazionale, sono stati presi per originali.

Icone false ingenue


Icona falsa ingenua

Le icone false ingenue recano solo alcuni elementi dell’inganno, perciò le ho definite ingenue. Potremmo anche definirle grossolane, alcune folcloristiche. A questa categoria appartengono le icone per i turisti, acquistate nei luoghi di culto della cristianità, le icone souvenir, nonché le icone confezionate per scopi non religiosi da immettere sul mercato non ortodosso dei paesi benestanti occidentali.
Alcune sono dipinte su tavole antiche e spesso la loro superficie pittorica è solcata da cretti artificiali eseguiti nei modi più fantasiosi (tele stropicciate, tele e preparazione rotte con regolarità, cretti dipinti, vernici crettanti, ecc.).
Il comune denominatore di questo gruppo di icone è di presentare caratteristiche molto grossolane di invecchiamento artificiale e facilmente individuabili da un pubblico esperto. Può accadere che vengano vendute come autentiche da commercianti non del settore, talvolta ignari anch’essi del reale valore dell’oggetto che stanno vendendo.

Riproduzioni in stile miniaturistico


Il miracolo di San Teodoro di Tiron 
fine del XX secolo

All’interno delle icone false ingenue abbiamo isolato un gruppo di icone definite riproduzioni in stile miniaturistico, perché ripropongono in vari modi l’inconfondibile stile risalente al periodo 1550-1600, caratterizzato dalla elegante produzione tutta particolare dei pittori che lavoravano per la ricca famiglia di mercanti Stroganov, e dallo stile ricco di Mosca del Sec XVII. Molto spesso i collezionisti del XIX secolo avevano una predilezione per lo stile miniaturista.

Icone false

Definiamo icone false le icone create surrettiziamente con l’intento di ingannare il mercato antiquario occidentale colto.
Reputiamo falsa un’icona quando, oltre all’utilizzo di una tavola antica ed alla riproduzione di un cretto credibile, vengono riprodotti anche bruciature, danni del supporto ligneo, fori di sfarfallamento degli insetti xilofagi, abrasioni della foglia metallica, tracce di vecchi chiodi, danneggiamenti dei bordi dell’icona, ritocchi e ridipinture, stesure di vernici ossidate con accumuli … il tutto volto a far sembrare autentica e più antica di alcune centinaia di anni l’icona.


Cristo dallo sguardo severo
 fine del XX secolo 
il finto fondo abraso è stato ottenuto con un colore avorio steso su cementite

Attenzione però: all’interno di questa categoria rientrano anche le copie esatte di icone commissionate dalla chiesa, ma anche da altre istituzioni, prima di farne eseguire il restauro. Accadeva spesso, infatti, che l’originale restaurato finisse in un museo e la copia con tutti i difetti prima del restauro ripristinasse l’immagine nella chiesa di origine tanto cara ai fedeli. Una volta che queste copie, come è successo, venivano immesse sul mercato antiquario, potevano essere scambiate per false.
La stessa cosa è accaduta con le riproduzioni ben riuscite dal punto di vista tecnico, risalenti agli anni 1920-1930, quando la giovane Unione Sovietica, per sopperire alla scarsità di valuta estera, introdusse sul mercato antiquario attraverso la Scandinavia, Parigi e gli Stati Uniti repliche di icone antiche insieme a icone di grande qualità.

Icone ridipinte o molto restaurate

Sul mercato occidentale sono state immesse moltissime icone molto restaurate o ridipinte. Le cause di questo fenomeno, oltre alla ricerca di un facile guadagno, sono da ricercarsi nella facile deperibilità di icone non sempre conservate, rammentiamolo, in condizioni ottimali. Un’altra motivazione che spingeva alla ridipintura era il progressivo scurirsi della vernice protettiva fino a rendere illeggibile l’immagine. Anche ragioni stilistiche potevano spingere a ‘rinnovare’ un soggetto più antico nel nuovo stile contemporaneo.

Madre di Dio di Feodor del XVIII secolo
 completamente ridipinta nel XIX secolo con il medesimo soggetto

 

© Chiara Belletti 2012
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